mercoledì 18 ottobre 2023

l'orsacchiotto

 

 (Uno dei volti di Palermo)

Sono andato a un'esposizione di oggetti in viaggio, oggetti di migranti, migranti come me, oggetti che raccontano storie. Ho visto un orsacchiotto, e sono andato a leggere la storia della padrona dell'orsacchiotto. Mi sono chiesto se volesse attraversare il mare per raggiungere grotte magiche, come la Grotta dell'Olio; se volesse condividere il cuscino, la sera, e raccontarci storie e segreti? Ho pensato tutto questo quando ho letto che anche lei era sola in Italia, che da bambina la prendevano in giro perché non parlava bene, perché sua madre dicevano che faceva la puttana.

Sono rimasto lì, a scrivere, ma non ho scritto niente. Pensavo alla padrona dell’orsacchiotto e volevo raccontarle che anche io sono un migrante che ne ha combinate di tutti i colori. Ho persino scritto un blog che si chiama "bloody migrant," cioè, maledetto migrante, e il maledetto migrante sono io. Volevo dirle: non vergognarti della tua mamma, anche se ha fatto la puttana, anzi, sii orgogliosa, soprattutto se lo ha fatto, perché probabilmente lo ha fatto per te. E così, mentre pensavo queste cose, scrivevo altre e cancellavo altre ancora, sono rimasto lì nell'esposizione. Il posto del esposizione é un ristorante, un co-working, un'impresa solidale. Un posto la cui decorazione mi dice che noi, i maledetti migranti, siamo benvenuti. Intanto, ero allegro perché aspettavo l'opportunità di andare in giro, scherzare amichevolmente con qualcuno. Scrivevo e cancellavo. Mi ero fatto tutta una chiacchierata imaginaria con la padrona dell'orsacchiotto.

I visitanti dell'esposizione se ne erano andati da un po' quando è apparsa una ragazza bionda, probabilmente cliente del ristorante. Certo, una cliente, ma potrebbe essere lei, al meno potrebbe essere russa. Qualche giorno prima avevo già parlato con una russa che studiava letteratura italiana, ma non la ricordavo bene; assomigliava a lei. Notavo che scattava foto a tutti gli oggetti in viaggio esposti. Li osservava a lungo, come se volesse cogliere il dolore che portano. Prendeva foto dei racconti dietro gli oggetti, come se li volesse studiare con calma, anche dopo. Ero incuriosito da questa ragazza bionda, di aspetto nordico, desiderosa di capire i migranti. Sicuramente una privilegiata che studia qui a Palermo, o una turista.

Intanto, la mia allegria spariva. Diventava sempre più chiaro che non sarei andato a spasso con nessuno. Si sono dimenticati di me. La dolce allegria diventava amara. La frutta al massimo della maturità comincia a marcire. Intanto osservavo questa ragazza bionda cercando di non essere osservato. La osservavo, facendo finta di niente, e intanto mi chiedevo perché i greci della ONG che aveva organizato l'esposizione mi avessero evitato per andare in giro. Sapevano di me, sicuramente ricordavano che mi avevano detto che avremmo fatto qualcosa quando fosse finita l'esposizione. Prima non potevano, non avevano tempo. Avevo suscitato un certo interesse, ne sono sicuro. Ma, come al solito, l'interesse non si è trasformato nella voglia di prendere una birra. Nei giorni precedenti non avevano tempo e mi avevano detto che ci saremmo visti l'ultimo giorno. Erano in viaggio, volevano evitare le complicazioni di prendere una birra con uno squattrinato, e pieno di guai. Guardavo alla bionda che continuava ad assorbire ogni oggetto, cogliere tutto, non lasciarsi sfuggire niente. E ricordavo gli altri che ho visto all'esposizione; se ne sono andati. Una coppia, chissà, magari a fare l'amore. La mia unica amica, ad accompagnare sua figlia. Gli altri non so. Tutti avevano i loro impegni. Nessuno ha tempo. Avevo chiesto a tutti se volessero uscire. Ero molto contento e volevo condividere la mia allegria. Ma alla fine mi sono rattristito perché una gioia solitaria diventa amara, marcisce.

La ragazza bionda era ancora lì. Allora ho notato che la ragazza non aveva scattato la foto dell'orsacchiotto. "Ma perché non guarda l'orsacchiotto e fa amicizia con la padrona del orsacchiotto?" La padrona sarà come me, boh. Poi si è fermata di fronte a me; non so cosa guardasse. Magari c'era qualcosa scritto alle mie spalle. Non so come ma abbiamo fatto ma subito abbiamo cominciato il tipico scambio di parole superficiali e poco impegnative di chi parla senza conoscersi. Le ho chiesto di sedersi.

-Perché dovrei sedermi? -Mi chiese e io ho pensato che mi direbbe che non ha tempo, che ha un impegno, ma lo stesso le ho risposto

-Perché voglio conoscerti. Voglio conoscerti bene.

E allora si è seduta. Mi ha svelato i suoi segreti, e io i miei. Era la padrona dell'orsacchiotto.

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